domenica 12 febbraio 2017

Astro-Versi

Incontro al Liceo Berto di Mogliano Veneto

L'evento è organizzato dal Circolo Culturale "G. Galilei" di Mogliano Veneto in collaborazione con SOMS, l'Assessorato alla Cultura del Comune di Mogliano Veneto, il Liceo "G. Berto" ed il Circolo degli Astrofili di Mestre "G. Ruggieri", di cui faccio parte.
Venerdì 24 febbraio parleremo di Cielo e Miti, alternando ai testi classici le informazioni scientifiche.
Appuntamento all'aula magna del Liceo a Mogliano.


martedì 10 gennaio 2017

CIBOTRON

Intervista dal futuro

Come mangeremo nel futuro? Ma soprattutto "cosa" mangeremo?
La crescita della popolazione mondiale richiede di trovare una soluzione al problema della nutrizione che sia compatibile con le risorse del Pianeta.
Con l'amico Fabio Roncato, artista eclettico e visionario, ci siamo divertiti ad esplorare una soluzione in una sorta di intervista Cosplay futuristica.
Giusto per divertimento... (versione in italiano)

Gianpietro e Fabio
https://drive.google.com/open?id=0B46kIc2y96X7ZTYyYjlzTmJPOHM


sabato 24 dicembre 2016

Nuove sfide

CAMBIAMENTI

Dopo 21 anni trascorsi a disegnare dispositivi medicali per la neurofisiologia (sistemi di acquisizione, stimolazione, interfacce, ecc.) è arrivato il momento di dare una svolta e vedere se è possibile trasferire queste conoscenze in un settore completamente diverso.
Dal primo gennaio 2017 il mio ambito di lavoro sarà quello denominato HVAC (riscaldamento e condizionamento).
Una sfida interessante e resa più gradevole dalla squadra di persone che ho la fortuna di incontrare.
Un saluto affettuoso ai miei ex colleghi di lavoro (Micromed S.p.A.).



sabato 2 luglio 2016

La scatola dell'energia

Estate: fa caldo. Inverno: fa freddo.
Spendiamo energia per rinfrescarci in un caso e per riscaldarci nell'altro.
Sarebbe comodo poter immagazzinare da qualche parte l'energia dell'estate da usare in inverno per mitigarne il rigore.
Qualcuno ha pensato di utilizzare delle grandi riserve d'acqua in contenitori isolati: riserve da riscaldare con il sole nei mesi estivi e da utilizzare poi in quelli invernali.
A parte questi metodi drastici, il problema di immagazzinare l'energia in modo efficiente, per poterla utilizzare successivamente è una questione di fatto ancora irrisolta.
Le batterie ricaricabili convenzionali sono una soluzione di un certo rispetto ma l'efficienza di accumulo (ossia il rapporto tra l'energia impiegata a caricare l'elemento e quella restituita durante la scarica) varia inizialmente tra il 75% e l'85%, per diminuire progressivamente ad ogni ciclo. Questo perché c'è di mezzo una reazione che trasforma l'energia immagazzinata in un legame chimico la cui scissione successiva ne restituisce solo una parte.
Le batterie normalmente utilizzate sono quelle al piombo in soluzione acida, quelle Nichel-metallo idrato (NiMH) e quelle, molto popolari, al Litio.
Questi sistemi di accumulo si basano sulla realizzazione o sulla modifica di legami chimici solo parzialmente reversibili.
Le conseguenze sono un invecchiamento del dispositivo con l'utilizzo ed un progressivo decadimento delle prestazioni.
Il numero di cicli di carica/scarica può variare da qualche centinaio fino ad un migliaio ma inesorabilmente dopo un certo tempo occorre provvedere alla sostituzione dell'elemento.
Inoltre per alcuni accumulatori esiste un problema di compatibilità e sostenibilità ambientale. Ad esempio il piombo è estremamente tossico mentre il Litio è un elemento destinato ad esaurirsi.
La fame di un accumulatore ideale sta crescendo anche in prospettiva dell'utilizzo per l'auto elettrica.

Da qualche tempo si è affacciata sulla scena una nuova tecnologia: quella dei cosiddetti SUPERCAPACITORI. Si tratta di condensatori convenzionali che si basano sul principio dell'accumulo dell'energia per via elettrostatica, ma che hanno valori di capacità ESTREMAMENTE elevati.
I valori di capacità normalmente utilizzati in elettronica coprono 10 decadi e partono da qualche decimo di millesimo di miliardesimo di Farad (F=unità di misura della capacità) fino a qualche decina di millesimi di Farad. É un record di dinamica.
Ma anche i condensatori convenzionali di valore più elevato non riescono ad accumulare sufficiente energia per gli usi richiesti nelle applicazioni a batteria.
Un piccolo esempio può chiarire le idee.
La batteria del nostro cellulare ha una capacità che si misura in Ampere*ora (Ah). Una batteria al Litio da 2Ah può fornire una corrente di 2Ampere (A) per un'ora prima di esaurire la sua carica. Se la corrente richiesta scende a 1A allora la durata sarà di 2 ore. Il prodotto Corrente*Tempo deve essere sempre 2, in questo caso.
Se la tensione media della batteria è di 3V, l'energia fornita durante la scarica sarà, approssimativamente, di:
V*I*t=3Volt x 2A x 60secondi x60minuti=21600Joule
Un condensatore convenzionale da 10mF (10 millesimi di Farad, un valore decisamente grande) caricato a 10Volt, riesce ad accumulare un'energia pari a:
1/2*C*V^2=1/2*0.01F*(10Volt)^2 = 0.5Joule
quasi 50000 volte inferiore.
Sembra quindi che la partita sia chiusa e che non ci siano argomenti a favore dell'uso dei condensatori come accumulatori di energia.

Qualcuno ricorderà che negli anni '80 esistevano solo i LED di colore rosso e che, piano piano, apparvero dapprima quelli di colore giallo e poi quelli di colore verde anche se con un'efficienza luminosa inferiore a quella dei led rossi. Si disse che non era fisicamente possibile ottenere LED di colore diverso poiché la lunghezza d'onda del blu non era compatibile con il meccanismo fisico di generazione della luce nel semiconduttore e quindi ci si sarebbe dovuti accontentare di usare solo questi tre colori. Non parliamo, ovviamente di ottenere LED bianchi visto che si sarebbe dovuto generare uno spettro di emissione largo e non a righe. Questione chiusa.
Oggi, i LED bianchi (e quelli blu) sono più diffusi di quelli rossi ed hanno un'efficienza incomparabilmente più alta degli altri.
La cosa suona nello stesso modo: i condensatori (quelli elettrostatici) non potranno mai superare le prestazioni di accumulo di energia delle batterie. Punto.

Chi non sa che cos'è il GRAFENE può consultare la relativa pagina di Wikipedia e scoprire che nel 2010 (solo 6 anni fa) due ricercatori inglesi hanno ricevuto il premio Nobel per i loro studi su questa curiosa forma allotropica del carbonio.
Il grafene, tra le mille incredibili proprietà che possiede, può essere organizzato in fogli dello spessore di un atomo, ha una conduttività migliore di quella dell'argento ed è il materiale meccanicamente più resistente mai realizzato: un'amaca di un metro quadrato di grafene riesce a sostenere un gatto di 4Kg ma ha un peso equivalente a quello di un baffo di quel gatto (0.7mg)!
Il grafene diventa quindi l'armatura ideale di un condensatore, in grado di accumulare energia in forma elettrostatica: estremamente sottile, conduttivo e meccanicamente stabile.
Dove arriviamo con il grafene applicato alla realizzazione dei condensatori?
Ricordate la legge di Moore per la tecnologia dei computer?: “il numero dei transistor impacchettati negli integrati raddoppia ogni due anni”.
Una legge incredibilmente esatta dal 1971 ad oggi.
Nel caso dei Supercap, dall'avvento del grafene, si assiste ad una progressione ancor più impressionante: nell'arco di un anno la capacità disponibile si è quasi DECUPLICATA!
Al momento in cui scrivo, la capacità si assesta a 10000 Farad per una tensione di lavoro massima di 2.8V.
In termini di energia immagazzinata si ottiene:
1/2*C*V^2= 0.5*10000*2.8^2 = 39200Joule
ossia superiore a quella immagazzinata da una batteria al Litio da 2Ah. Grazie all'assenza di un processo di accumulo elettrochimico ma solo elettrostatico, si raggiunge un'efficienza del 98%.
Tuttavia abbiamo ancora uno scoglio: una batteria al litio pesa un decimo ed ha un volume 15 volte inferiore al supercap.
Ci si deve lavorare, ma non manca molto!
Occorre anche considerare che il grafene non soffre dei problemi di ecocompatibilità del piombo e di esaurimento delle scorte del Litio; inoltre un supercap sopporta decine di migliaia di cicli di carica e scarica ed è in grado di erogare tutta l'energia in una frazione di secondo senza danneggiarsi.
I SUPERCAP, o una loro evoluzione, saranno certamente l'elemento di accumulo di energia del futuro.
Restate sintonizzati!
Supercap (3500F) con il relativo circuito di controllo di carica, prima versione
Il prototipo di unità di accumulo (rev. 2) che ho progettato e realizzato con elementi da 7500F. Il sistema opera a 14V-3000F, 294KJ

martedì 1 marzo 2016

ARCOBALENI

Ho pubblicato su YouTube il video di un incontro che ho organizzato al Museo della Radio "p. Ruggero" di Marghera, lo scorso 26 febbraio.
Ho raccontato la meravigliosa fisica dell'Arcobaleno, ispirato da una conferenza del grande fisico Walter Lewin.
Buona visione.

domenica 29 novembre 2015

Visioni trasversali

Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee

Qualche tempo fa ho avuto la fortuna di incontrare Fabio Roncato, un giovane e promettente artista che, all'epoca, doveva realizzare un'installazione per la Fondazione Bevilacqua-La Masa a Venezia. La ragione del nostro incontro era la verifica della consistenza scientifica di un dispositivo artistico che poi è divenuta l'opera che Fabio ha esposto al Museo di Storia Naturale di Venezia durante l'evento "Art Night Venezia 2014".
A quell'incontro ne sono seguiti molti altri e in tutte le occasioni abbiamo condiviso le nostre sensibilità artistico-scientifico-tecnologiche.
In particolare, durante una conversazione avvenuta più di un anno fa, ho illustrato a Fabio una tecnica innovativa e sorprendente, utilizzata in geofisica, per la prospezione passiva.
Si tratta di utilizzare il rumore sismico naturale come mezzo di "illuminazione" degli strati del sottosuolo (Nakamura Y - 1989, A method for dynamic characteristics estimation of subsurface using microtremors on the ground surface), e dai dati raccolti, mediante una complessa analisi numerica, avere una stima delle discontinuità verticali (ad esempio, il passaggio da ghiaie a sabbie). Il tutto mediante semplici registrazioni delle vibrazioni in superficie.
Fabio è rimasto particolarmente colpito da questa metodologia e, con la sua sensibilità d'artista, l'ha coniugata in una forma inaspettata.
La possibilità di ottenere informazioni del sottosuolo dall'analisi del rumore vibrazionale sismico, ha evocato in Fabio il desiderio di richiamare in superficie gli effetti della devastante Grande Guerra che ha visto la zona del fiume Piave teatro di violenti scontri armati e la morte di centinaia di migliaia di soldati. Soldati rimasti sepolti in un territorio che è stato modificato e piegato alle esigenze belliche.
Così ha deciso di realizzare un'opera d'arte di grande impatto emotivo: la costruzione completa di tre tamburi da guerra azionati dal rumore sismico captato da un sensore triassiale (X, Y, Z), segnale opportunamente trattato che controlla tre attuatori. In questo modo, attraverso l'alterazione fisica dell'energia del rumore naturale, nella visione artistica, i suoni della Guerra sono rievocati con i colpi casuali sulle pelli dei tamburi. Io mi sono limitato a realizzare la parte ingegneristica di acquisizione del rumore sismico.
Fabio ha quindi eseguito una registrazione del rumore su una dolina nella "Valle della Morte", nei pressi della frazione di Santi Angeli sul Montello in provincia di Treviso dove, durante la battaglia del Solstizio, l'ottava armata italiana, guidata dai generali Pennella e Caviglia, riuscì a respingere gli attacchi degli Austriaci al prezzo di decine di migliaia di morti.
La forza emotiva di questa installazione può essere apprezzata appieno solo nella dinamica acustica che realizza la riproduzione.
L'opera "Battlefield" è stata esposta a Villa Brandolini a Pieve di Soligo (TV), dal 28 Novembre al 20 dicembre 2015.

Gianpietro Favaro e Fabio Roncato: alle spalle l'opera "Battlefield"

"Battlefield"

giovedì 29 ottobre 2015

Chirurgia da Svegli (Awake Surgery)



Recentemente ho avuto la grande opportunità di essere in Sala Operatoria a Francoforte per vedere un sorprendente esempio di "Chirurgia da Svegli".
Durante un intervento chirurgico al cervello, per la resezione del tumore o il trattamento dell'epilessia, è molto importante evitare di danneggiare zone critiche, non interessate dalla malattia.
Per questo motivo il neurochirurgo stimola la corteccia cerebrale con piccoli impulsi elettrici, cercando di mappare le funzioni cognitive, identificando le diverse regioni che controllano la comprensione e la produzione del parlato, la funzione uditiva, la visione, la corteccia motoria etc.
Tuttavia, per mappare correttamente tutte queste regioni, poichè siamo tutti leggermente diversi, è necessario avere un feedback dal paziente stesso!
Il paziente riceve un'anestesia totale e locale e, dopo la rimozione di parte del cranio, il cervello è esposto. Seguendo l'anatomia, il neurochirurgo applica brevi impulsi a bassa corrente sulla corteccia, intorno a zone specifiche. Chiede quindi al paziente, sveglio ma sedato, di riferire le sensazioni o di eseguire alcune azioni cognitive (ad esempio contare o riconoscere figure o ripetere alcune frasi).
Sulla base dei risultati, il neurochirurgo può identificare con precisione i luoghi sulla corteccia con loro specificità.
Questa mappatura migliora il risultato della chirurgia e riduce gli effetti collaterali e i rischi di danneggiare aree sane durante la resezione.

domenica 13 settembre 2015

Arte e Astronomia


Domenica 13 settembre sarò a Venezia, su invito dell'artista Miriam Secco, per un incontro al Chiostro dei SS. Cosma e Damiano, Giudecca 620.

Fondazione Bevilacqua La Masa
Un progetto a cura di: Enej Gala, Francesco Nordio, Miriam Secco, Annalisa Zegna
Link al Progetto Vostok620

Click qui per le slides (disponibili per il download)


sabato 15 agosto 2015

HANDSONITY

METTERCILEMANISMO

Come potete apprezzare ciò che i vostri colleghi fanno se non avete la conoscenza della fatica che mettono nel loro lavoro?
Come si possono prendere decisioni sui piani da sviluppare se non si ha un'idea (anche grezza) della complessità del lavoro da svolgere?
L'unica via d'uscita è quello di mettere le mani (letteralmente) sul tavolo e provare.
Molti anni fa ho avuto la possibilità di acquistare per 5 o 6 € (non ricordo esattamente) una base per un robot fatto in casa, con motori e ruote. Tuttavia lo scheletro era venduto senza alcun "cervello". Solo la meccanica e basta.

 Ho lasciato tutto questo nel mio laboratorio a "prendere la polvere" per un decennio.Recentemente il mio figlio Alessandro (undici anni) mi ha chiesto che cosa fosse quella cosa blu e tonda con le ruote. Così sono stato tentato di costruire le parti rimanenti per mostrargli (e mostrare a me) come funziona un robot.E 'successo anche che per 20 Euro ho comprato una scheda Raspberry-PI, da utilizzare per altre attività, e mi sono reso conto che avrei potuto finalmente costruire il cervello del robot. 
Ho cercato su EBAY i sensori e i driver dei motori e li ho trovati (non è stata una sorpresa, in effetti!). Per alimentare l'unità ho usato un PowerBank: quel tipo di pacco batterie al litio utile per tenere cellulare sempre carico. Misuratori di distanza ad ultrasuoni e azionamenti per motori in corrente continua hanno fatto il resto dell'hardware. Ho collegato tutto assieme e, attraverso una sessione remota SSH su una consolle Linux, ho programmato il modulo Raspberry per leggere i sensori, controllare i driver dei motori e decidere come avesse dovuto muoversi nell'ambiente di casa, evitando gli ostacoli e andare in giro in sicurezza.

Molto divertente davvero avere ALSO-robot (ALessandro-SOfia, i miei figli) che si muove in giro come un animale domestico. Anche il mio cane ha apprezzato.
 
I prossimi sviluppi saranno di implementare altri sensori di navigazione (bussola e giroscopio), di realizzare un collegamento wireless ad internet e di applicare una webcam.
Inoltre svilupperemo una rete neurale che riconosca l'ambiente e prenda decisioni, la mia alternativa a Watson-Skynet (ho già sviluppato il kernel di una Rete Neurale multilayer qualche anno fa: sono sulla strada giusta;)).
Tutto questo per il nostro gusto al METTERCILEMANISMO.
  

domenica 5 luglio 2015

IOLAVEVODETTISMO

Io l'avevo detto...

Il commento che mi capita più di frequente di sentire è: "io l'avevo detto!".
Siccome non voglio essere escluso dalla società moderna, lo faccio anch'io.
Il 25 luglio del 2013, IO L'AVEVO DETTO!
Mi ero alzato nel cuore della notte e avevo fatto il seguente disegno:
e l'avevo commentato sul mio sito di allora (http://digilander.libero.it/gpcommunity/italian/benvenuto2.html, sito ancora accessibile) con il seguente testo:
Quando ci si trova a guidare in autostrada e si ha davanti un camion o un grande autoveicolo, non si è in grado di valutare in anticipo quello che sta avvenendo sulla strada contrariamente a quello che accade quando precede, ad esempio, un'automobile.
Questo genera una situazione di potenziale pericolo e rischi di tamponamenti, attenuati solo da un rigoroso rispetto della distanza di sicurezza.
Se, tuttavia, viene applicata una telecamera sul parabrezza del camion ed un grande pannello video sul retro del veicolo, l'auto che segue sarà in grado di vedere attraverso il camion potendo anticipare la situazione che si verifica sulla carreggiata. Come se il camion fosse trasparente. Bah...


...ed ora, guarda un po' cosa trovo in internet!

Camion Trasparente

;)